sabato 13 novembre 2010

LA CRITICA: Graham Sutherland

(Dentro e Fuori l'Avanguardia)
di G. Bonanno

Saggi critici e recensioni su: Kengiro Azuma, Francis Bacon, Paolo Barrile, Carlo Carrà, Marc Chagall, Jean Dubuffet, Franco Francese, Antonio Freiles, Max Huber, Gabriele Jardini, Osvaldo Licini, Ruggero Maggi , Kazimir Malevic, Mattia Moreni, Idetoshi Nagasawa, Emil Nolde, Mimmo Paladino, Pino Pascali, Mario Raciti, Roberto Sanesi, Francesco Somaini, Chaim Soutine, Graham Sutherland, Jorrit Tornquist, Willy Varlin, Wols.



Graham Sutherland : La parte nascosta del reale.


A Varese, negli spazi di Villa Mirabello è in corso fino al 26 luglio una rassegna dedicata all’inglese Graham Sutherland dal titolo “ l’Atelier dei Ritratti”,curata da G. Testori con 61 studi preparatori tra acquerelli, matite ritratti di personaggi illustri.E’ una fredda giornata di giugno,in questo periodo la natura è piena di vita, carica di essenze,di energia,di colori.Cammino nel verde del parco di Villa Mirabello fissando una lucertola, che dopo la pioggia si riscalda al sole accanto ad un roseto; non posso fare a meno di pensare al lavoro di Sutherland,alle “metamorfosi”di natura visionaria. Peccato che la suddetta mostra abbracci soltanto l’opera ritrattistica. Chissà perchè il nostro Testori si limita a presentare la ricerca dei ritratti e non trova il coraggio di spingersi oltre;verso il lavoro più onirico. Perchè scindere la ritrattistica dal suo lavoro di ricerca più organico? A causa di ciò,la rassegna appare di breve respiro e poco chiara; soggetta ad essere fraintesa, perchè chi non conosce il grande Sutherland, non riuscirà a comprendere appieno la giusta portata del suo lavoro. Non si capisce perchè Testori si accanisce su mostre di grande respiro, come l’antologica dedicata recentemente a Lionello Venturi alla Galleria d’Arte Moderna di Verona, dal titolo “Da Cezanne all’Arte Astratta”, innestando polemiche inutili (Longhi o Venturi?) e poi si accinge “con tanta leggerezza” a progettare rassegne come questa, dal fiato corto e dal destino incerto e ingrato. Del resto, l’Assessore alla Cultura di Varese, A. Benedetto Bortoluzzi, trovandosi in mano dei Sutherland, ingenuamente crede che si possa iniziare un dialogo “ideale” con la vicina Svizzera, con i Musei del Canton Ticino e persino con il piccolo e splendido Museo di Mendrisio, ben sapendo che ci manca a noi la serietà e la professionalità necessaria dei cugini Elvetici. E’ dal 1981 (Corriere della Sera del 6 dicembre), che il Testori si lamenta, a torto, dell’incomprensione subita da Sutherland, riguardo la sua ritrattistica. A parer mio, la ritrattistica deve essere intesa come la fase momentanea di ossigenazione, prima di un altro graffio di vitalità e comunque “complementare” al lavoro più conosciuto(si veda gli Uomini che camminano, del 1950).Forse per capirci meglio, proviamo a delineare la personalità di Graham.Nato a Londra nel 1903, artista dapprima contrastato e poi riconosciuto come uno dei due più grandi artisti inglesi, assieme a Francis Bacon. Giovanissimo sentì l’influsso di un visionario di razza, come è stato William Blake per poi ricollegarsi, giustamente, alle fantasie oniriche di Lam e allo suggestioni d Picasso e di Paul Klee. Designato “War Artist” (artista di guerra) insieme ad altri artisti, tra cui lo scultore Henry Moore, dal settembre 1940 al novembre 1944, partecipa alla guerra creando più di 500 disegni’. In quel tempo Henry Moore disegnava corpi accovacciati dentro la metropolitana, mentre Sutherland studiava gli effetti di una esplosione,interessandosi alla forza distruttiva e alla devastazione. Alla fine della guerra si ritira sulla Costa Azzurra, lavorando su un’idea di paesaggio innervato da una visionarietà tipica di tutta la tradizione artistica inglese, creando forme vegetali e minerali che si trasformano in strani totem mostruosi. Garibaldo Marussi in un articolo su Le Arti del nov. 1965, dichiarava: ”alla cupezza delle prime opere, con il trasferimento nel sud della Francia, il colore si fa più vivo e mediterraneo”.La natura diventa dirompente, ossessiva, inquietante. In questo periodo Sutherland scopre sottili analogie tra il mondo animato e vegetale; i rami, i sassi, le rocce, le tuberose, tutto si trasforma in larva, mollusco e insetto. Per Sutherland indagare significa conoscere e svelare il “mistero delle cose”, scoprire il destino del nostro esistere. E’ abbastanza illuminante qualche dichiarazione dell’artista che rivela il suo senso tragico dell’universo: m’interessa la struttura della nascita e i movimenti compiuti dalle forme naturali per librarsi dalla terra e le corrispondenze tra forme naturali, umane, geologiche,botaniche “.Ne deduciamo un “estremo bisogno” di penetrare dentro i ritmi della natura, sentirla per poi distillarla, filtrando le essenze in una“sostanza” misteriosa. Infatti, confessava: “devo diventare permeabile come la carta assorbente, paziente e guardingo come un gatto”. Solo così, l’artista poteva affondare i suoi artigli dentro gli strati profondi della conoscenza,verso un mondo misterioso e occulto che veniva profanato,in cambio di un pò di verità.Scrive F. Caroli: “Sutherland vede e giudica le cose ogni volta come se fosse la prima volta, non ne ignora i talvolta mostruosi aculei e non può sfuggirne le ferite inevitabili”, e poi aggiunge: ”deplora la nostra sconsiderata fiducia,non possiede verità, ma insinua nella semplice logica, dell’indagine il dubbio “. Subito dopo la guerra frequenta lo scrittore W. Somerset Maugham e proprio con lui comincia la serie dei ritratti; quelli che sono ora esposti a Villa Mirabello. L’indagine sulla natura affiora anche sui volti dei personaggi ritratti, un’indagine spietata che la vita compie sul volto di ogni personaggio effigiato, congelati in pose dai segni misteriosi, proprio come dei tronchi caduti in attesa del disfacimento e della macerazione della forma o forse della rinascita, per convincersene basta osservare il ritratto di Maugham dal ghigno beffardo,i quattro piccoli ritratti di Churchill del 1954 o anche il ritratto di Konrad Adenauer dal volto larvato e dimesso.Tutta l’opera dell’artista inglese vive il lancinante fremito della passione e della rivelazione, la realtà consunta nella sua “misera fisicità” rivela la parte nascosta e oscura dell’esistenza. Artista fino alla fine coerente, per un pò di verità si concede all’ombra della terra, in cambio di un’ultima “metamorfosi”; quella del trapasso da una dimensione certa a una dimensione ignota e imprevedibile (1980).

Pubblicato su  Dialogo  n°123 - luglio/agosto,  1992   Anno XV         pag. 25